3.15.20 è l’ultimo progetto musicale di Donald Glover, attore, sceneggiatore, regista, stand-up comedian e, con lo pseudonimo di Childish Gambino, musicista.
Il titolo riporta la data in cui l’album è stato rilasciato sul sito creato appositamente, donaldgloverpresent.com. L’album veniva riprodotto in continuazione, come per una stazione radio, dove presentava un disegno di un incendio sullo sfondo con una folla di persone in preda al panico ed intente a fuggire dalle fiamme, una rappresentazione particolarmente appropriata dei tempi che stiamo vivendo. Dopo dodici ore l’album non era più presente sul sito ed è stato rilasciato alcuni giorni dopo accompagnata da una copertina monocolore bianca, il 22 marzo.

Il gesto è più significativo di quello che possa sembrare, in netto contrasto con l’attuale mancanza di valorizzazione del momento presente da parte della musica contemporanea. Ne parla Simon Reynolds, un importante giornalista musicale, che descrive questo cambiamento come un passaggio da Kairos, il tempo inteso come intervallo in cui accade qualcosa di speciale, a Kronos, il tempo in senso quantitativo. Gambino prova a spezzare questo paradigma con la particolare modalità di rilascio, e non solo; anche l’atto di nominare le tracce con il tempo in cui appaiono all’interno del disco ci spinge sia a viverlo come un unica esperienza, ma soprattutto a dare un valore al momento in cui godiamo della sua musica.
0.00

L’album si apre appunto con 0.00, un brano astratto che ripete lungo tutta la durata la sentenza “we are”, che suona più come una domanda che come un affermazione, un dubbio non tanto esistenziale quanto sociale. Chi siamo rispetto ai rapporti che ci legano? Chi siamo quando questi subiscono un radicale cambiamento?

Algorhythm
Algorhythm rimarca questo concetto in maniera più complessa e critica. “Everibody wanna get chose like Moses” è l’individuo che si scontra con la società, che non riesce ad accettare di essere insignificante all’interno di un contesto delle dimensioni dell’umanità. Egli non è in contrasto con l’Algo-Ritmo, ne è schiavo, vuole prevalere ma restando all’interno delle dinamiche sociali. E non può fare altrimenti, L’algo-ritmo è perfetto, e se non si tiene il tempo le conseguenze possono essere disastrose.
Time
Il tempo è il meccanismo chiave per far funzionare l’algo-ritmo ed è, come ho già evidenziato, un tema centrale dell’album, il nostro tempo che sta per scadere ci tiene incollati all’interno dell’algoritmo, anche se profondamente nutriamo la speranza che l’ordine si sovverta e che le stelle possano cadere dal cielo. Il contrasto tra individuo e società e l’ipocrisia delle forme con cui i singoli si aggregano è sintetizzata nel verso “Said a billion prayers tryna save myself”. Il brano è un featuring con Ariana Grande
12.38
12.38 è una celebrazione della cultura afroamericana, prodotta dallo stesso Gambino e dj Dahi (che compare anche in altre tracce dell’album), il produttore dietro “money Trees” di Kendrick Lamar e a lot di 21 Savage. Proprio quest’ultimo appare tra i featuring del brano, insieme a Kadhia Bonet e Ink. Il titolo originale doveva essere Vibrate. 21 Savage si accanisce contro gli abusi di potere della polizia, accusandola di “molestarlo solo perchè ricco e nero”.
Da questo brano comincia anche una svolta concettuale nell’album, che smette di parlare della collettività e comincia a parlare di Gambino, che racconta di un trip di funghetti e un presunto rapporto sotto gli effetti di tale droga.
19.10
L’album continua a seguire la stessa strada in 19.10, dove Gambino riporta immagini dalla sua infanzia per valorizzare la bellezza della cultura afroamericana ed esprimere il peso di essere sotto i riflettori. Il nome originale sembra essere Beautiful e la produzione conta tra i collaboratori Ludwig Göransson, che collaborò con Gambino anche nella stesura di Redbone.

 

24.19
La Frank-Oceaniana 24.19, è una traccia divisa in due parti, tanto che il nome originale sembra essere “Sweet Thing/Thank You”, che passa da influenze puramente soul, che si fonde al gospel per poi subire una svolta, con sperimentazioni rumoristiche non completamente disorganiche rispetto al resto del brano.
32.22
L’ultima parte di 24.19 ultima parte funge da transizione per 32.22, brano incalzante e ritmato, dove la voce cantilenante di Gambino sembra recitare qualche rito esoterico, come per invocare fuoco e violenza. La traccia era stata presentata al Coachella nel 2019 ed è l’unica traccia a non riportare il tempo esatto dell’inizio, che sarebbe dovuto essere 32.18, simbolo di una organica continuità con il brano precedente.
35.31 e 39.28
Little Foot, Big Foot, Get Out The Way a.k.a. 35.31, un brano allegro e ballabile, dove però ci si rende conto che l’album comincia a perdere un po’ della sua forza espressiva. Anche il brano seguente 39.28 (Why go to the party) sembra mancare di qualcosa. Ma dal brano seguente Gambino torna in carreggiata.

 

42.26
42.26 è la hit del disco, ma non è un brano banale, ricco di critiche velate (come il richiamo al riscaldamento globale) e più didascaliche (come per il tema della sovrapopolazione). Il brano sembra avere molto più senso all’interno dell’album che come Feels Like Summer, titolo con cui era uscito come singolo.
47.48 e 53.49
47.48 (Violence) parla della violenza nella nostra contemporaneità, e si conclude con una conversazione tra Gambino e il figlio, inserita per richiamare il rapporto tra violenza e self-love, insinuando che la violenza venga da persone a cui manca la capacità di gestire l’amore per se stessi, per eccesso o per difetto. L’ultimo brano è ricco di messaggi di speranza, in contrasto con la ritmica aggressiva e una linea di basso incalzante. Childish accetta o meglio sopporta gli aspetti critici e le incoerenze del mondo davanti all’amore per i sue due figli.
3.15.20
3.15.20 è un album sperimentale ma che suona da hit in classifica. Gambino ha dimostrato tutto il suo genio brano per brano, con testi profondi, suoni innovativi, che però richiamano continuamente alle radici della black music. La maggior parte dei brani sono identificabili con un preciso genere ma suonano in modo completamente diverso da
qualsiasi altra canzone della stessa categoria.
L’album, escludendo forse solo un paio di brani, non annoia mai, dando la sensazione che nasconda ancora qualcosa che aspetta di essere scoperto. Merita di essere ascoltato sicuramente più di una volta, con nuove sorprese, nuovi dettagli che emergono come fosse un nuovo album ad ogni nuovo relisten.
Voto:

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