American beauty  è un film del 1999, è ben importante specificare l’anno della sua produzione ed uscita perché l’intera pellicola è ricoperta da meccanismi e logiche tipiche di quel periodo. 

Molti ritengono che proprio a causa di queste sue peculiarità così definite, l’opera sia invecchiata abbastanza maluccio, e che dunque la rosa (simbolo emblematico del film) sia appassita del tutto, perdendo conseguentemente  la forma e rimanendo senza alcuna sostanza.

Posso dire con abbastanza certezza che questo modo di pensare sia troppo facile da adottare con un film di questo tipo, molte persone sono arrivate  a classificarlo come un film “sopravvalutato”. Mi dispiace, ma non sono assolutamente  d’accordo con questa definizione  e ora spiegherò il perché.

L’apparenza inganna…

American beauty è una pellicola che narra le vicende e gli incastri di diverse famiglie  all’interno di un contesto medio borghese. In questo mondo l’apparenza è tutto ciò che conta, l’essenza viene messa da parte.

Senza presentarci direttamente i personaggi, fin dall’inizio del film ci viene  raccomandato di non fidarci delle cose per come appaiono, ma di dover “guardare più da vicino”. Questa è la chiave per capire l’intera vicenda.

“Look closer”

La famiglia Burnham vive la sua vita routinaria all’interno di questa realtà: la loro casa, il loro giardino, la loro stanza da pranzo e perfino il loro salotto rappresentano a dovere la gabbia dorata in cui si sono volutamente chiusi. 

Il padre di famiglia Lester, interpretato da un magistrale Kevin Spacey, è il tipico inetto della letteratura moderna e post moderna, egli va avanti nella sua quotidianità senza pensare e soprattutto senza vivere. Annuncia fin dall’inizio che la sua morte è vicina, ma bisogna fidarsi?

La madre Carolyn( Una convincente Annette Bening) è esattamente come le rose che coltiva, come anche il resto della casa e la figlia Jane(Thora Birch), sono persone insicure che vogliono nascondersi dietro l’artificialità della loro “vita”.

In particolare la ragazza è un’emanazione del disincanto giovanile post grunge, è insoddisfatta e cerca qualcuno a cui additare la colpa, ma non sa di essere lei stessa l’origine del proprio male.

Intorno a questa famiglia ruotano delle figure che a loro modo daranno una scossa alla routine dei Burnham: Angela Hayes, la famiglia  Fitts(i vicini di casa ) e l’adultero agente immobiliare Buddy Kane(Peter Gallagher).

Angela Hayes, interpretata da una giovane Mena Suvari, un’amica della figlia Jane, rappresenta la donna angelo che sblocca Lester e lo rende di nuovo umano. Nel ballo di Angela ad inizio film si passa da una danza robotica ad una danza sensuale, la scena iconica  trasforma Lester  da androide a umano. Gli viene ridato un cuore. I petali di rosa che sono onnipresenti rappresentano quell’artificialità che ora è libera di emergere e divenire passione.

Emblematica scena in cui Angela risveglia Lester dal suo “coma”.

La famiglia Fitts è una famiglia distrutta esattamente come quella dei loro vicini. La madre ha diversi problemi mentali, il padre Frank(Chris Cooper)ha diversi problemi con se stesso e l’accettazione della sua sessualità, e infine il figlio Ricky(Wes Bentley) ha enormi difficoltà ad accettare l’artificiosità dell’essere borghese.Ricky spia costantemente i vicini con la sua videocamera, lui  continua a vedere le cose per come sono davvero e viene ritenuto strano per questo un pò da tutti, tranne che da Lester e poi successivamente da  Jane.In queste scene la regia di Mendes trova il suo equilibrio perfetto tra la staticità della messa in scena teatrale e l’instabilità della videocamera di Ricky, quest’espediente  rende il tutto più reale.

La sceneggiatura e la regia vogliono evidenziare  la falsità di ciò che li circonda, un mondo prefabbricato che cerca di standardizzare l’archetipo della famiglia borghese. Il regista Sam Mendes spinge sempre più, anche tramite lo spostamento di macchina( scena della cena),  a “guardare più da vicino”.

Nella scena in cui Lester prova ad aprirsi con Jane, la scelta di farci vedere le cose dal punto di vista di Ricky ci fa immergere privandoci dell’udito, c’è una conversazione che finisce male. L’incomunicabilità è evidente e assolutizzata.

Questa sensazione viene più e più volte ripresa nello strutturare il personaggio di Carolyn.Lei è una figura strozzata,  non sa cosa vuole a differenza di Lester e Jane ,  è la protagonista più infelice della storia.Cerca se stessa negli altri( l’agente immobiliare Buddy Kane, sempre idolatrato da lei), ma non nelle persone a cui tiene davvero e nel finale  sarà  troppo tardi per tornare indietro. Carolyn ha combattuto per diventare ciò che è, ma ha pagato un prezzo molto alto : la sua essenza, un qualcosa  che è davvero difficile da recuperare.

Recuperare gli anni persi

Lester intanto si da ad una vita più che dissoluta, cercando di avere il minor numero di responsabilità possibili: fuma erba, si licenzia dal lavoro, inizia ad allenarsi per divenire più attraente. La sua vita gli viene ridata e non vede l’ora di godersela al meglio, mettendo al primo posto la propria felicità. Questo suo modo di fare crea una tensione sempre più palpabile all’interno della casa, che arriva ad esplodere durante la celeberrima scena della cena in cui la famiglia  e il pubblico in sala ( o da casa) si ghiaccia completamente a causa di una reazione violenta e inaspettata  di Lester, il quale lancia un piatto sul muro con la volontà di rimarcare il suo bisogno di essere libero. La bomba è finalmente esplosa, le carte sono scoperte e Lester non ha più nulla da perdere. Mendes continua ad utilizzare un’inquadratura simmetrica nelle scene più emotive. L’intento  è quello di mostrare la necessità di perdere questa simmetria, quest’equilibrio.La vita è fuori dal quadrato simmetrico, lui vuole far di tutto per romperlo.

La filosofia della spazzatura

Dunque Jane decide di iniziare a frequentare Ricky, lui la vede, la vede davvero e la ama per ciò che è dentro, mentre lei vuole amore, e accetta la prima esperienza con cui viene a contatto. Arrivati a casa Fitts, Ricky le mostra il filmato che a sua detta è una delle cose più autentiche e belle che abbia mai visto: una busta di plastica che vola in una tipica giornata autunnale.

Ricky e Jane che guardano il video della busta spinta dal vento.

La busta è asimmetrica, la busta è liberatoria. La scena mostra la libertà dell’azione in atto. Si ha così una metafora della vita umana, siamo come sacchetti spinti costantemente dal vento, esseri intrinsecamente bellissimi che non sanno dove sono diretti e che sono solamente in balia di forze esterne. L’insegnamento del “Look closer” si fa sempre più preponderante e la filosofia del film inizia ad attuarsi esplicativamente, siamo vicini al finale: la preannunciata morte di Lester.

Frank spia Lester e suo figlio, crede che il ragazzo sia omosessuale, quando in realtà è semplicemente  uno spacciatore. Lui che si ritiene un uomo forte, non è assolutamente capace di essere ciò che è, invece il suo figlio indisciplinato si. Lo invidia e lo odia per questo, quindi decide di cacciarlo. Ricky si sente finalmente libero e soffre solo per la povera madre, lei rimarrà nella sua prigione dorata e morirà lì.

Ricky e Jane decidono di scappare e umiliano Angela. Lei  soffre, nessuno l’ha mai smascherata in questa maniera. La donna angelo è in realtà una donna ordinaria.

 Frank confessa la sua omosessualità a Lester, è finalmente libero di essere ciò che è, ha soltanto bisogno di qualcuno che lo ami. Lester non può amarlo, lui è eterosessuale. Frank vive malissimo la cosa, ha finalmente trovato il coraggio  di aprire il suo cuore a qualcuno, ma si trova  un muro davanti.

Lester si incontra con Angela in salotto, tra loro si trovano le American beauties.  Ora sono entrambi veramente loro stessi, sono liberi di amarsi. Lester a differenza di Jane continua a vedere Angela come una figura astratta. Lei rivela di essere ancora vergine e la verità si schianta contro Lester facendolo rinsavire. Ora si rende conto del peso della  libertà così tanto agognata, è dunque  conscio delle sue responsabilità come marito e soprattutto come padre.

Il regista decide di inquadrare la porta rossa della casa, l’ingresso alla menzogna, essa porterà alla fine di tutto in qualche modo.

Il ciclo viene spezzato

Lester si ritrova da solo in cucina ad osservare una vecchia foto della sua famiglia e si rende conto di quanto sia fortunato, in quel momento l’inquadratura si sposta su un muro bianco che a seguito di uno sparo viene imbrattato dal sangue del protagonista. La pace  a lungo attesa è stata raggiunta, ma la sorte ha un piano diverso per il nostro Lester .

Lester morto che con uno sguardo vuoto “penetra” la quarta parete.

Dal momento della sua morte inizia il famosissimo monologo finale della pellicola, dove la voce fuoricampo del protagonista definisce la fine del cerchio e la nascita di un qualcosa di nuovo: tutti i personaggi sono ora liberi di uscire dalla gabbia, la morte ha spezzato ogni lucchetto e ognuno continuerà la propria vita avendo maggiore consapevolezza del dono che gli è stato fatto. Ci viene inoltre rivelato che l’assassino di Lester è il capofamiglia dei Fitts: Frank non poteva accettare questo rifiuto e la paura ha mosso la sua mano.

La regia di Mendes a questo punto torna a mostrarci una delle prima inquadrature del film, ma questa volta andando con la macchina da presa verso la direzione opposta, verso gli spettatori. Ora che abbiamo visto tutto più da vicino possiamo prendere una decisione e riflettere, l’obiettivo  è stato raggiunto, non si può rimanere indifferenti a questa storia e come sono cambiati i personaggi del racconto allora potremo cambiare noi.

Perché (ri)vedere American Beauty?

In conclusione si può dire che quest’opera sia la massima rappresentazione della corrente cinematografica a cui appartiene, un modo di far cinema adottato e reso noto da Steven Soderbergh nel 1989 con il suo primo lungometraggio “Sesso,bugie e videotape”. Mendes ha coraggiosamente deciso di riadattare questo stile nel 1999 con la finalità di creare un qualcosa di più teatrale. La sceneggiatura di Alan Ball è molto personale, è un qualcosa che si avverte fin dalle prime scene del film, ha momenti molto ispirati e altri un pò meno(molte scene di Carolyn o di Jane), ma è tutto funzionale alla trama ed è questo che conta alla fine. Eh si, è vero che ci sono molte figure stereotipate e che rivedendo il tutto a distanza di vent’anni  si possano definire ancora di più, ma bisogna tener conto dell’effetto che questi stereotipi hanno avuto sulle opere cinematografiche del nuovo millennio. Il film è un vero e proprio mix di generi, capace di trasmettere emozioni contrastanti a tutti i suoi spettatori, bisogna scegliere su cosa focalizzarsi per “guardare più da vicino” e comprendere il tutto al meglio.

American beauty è figlio del suo tempo e ciò non va assolutamente visto come un difetto, si dipinge perfettamente lo sfacelo successivo al boom degli anni 80 su due generazioni differenti, questo dipinto firmato da Mendes vale sicuramente la visione e va senza alcun dubbio consigliato anche per l’approccio sociologico e filosofico del film, un vero e proprio capolavoro.

Voto:

Di: Rael

(L’ immagine di copertina è la locandina del film “American beauty” di Sam Mendes, 1999)

(Immagini tratte dal film “American beauty” di Sam mendes,1999)

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