Suddenly è esattamente ciò che ci si aspettava da Caribou: estro e coerenza. I brani sono estremamente vari ed esplorano sonorità provenienti da un accumulo di idee e materiale iniziato nel 2014, dopo la pubblicazione di Our Love.
Dan Snaith aveva raccolto centinaia di idee da allora e, dopo la pubblicazione di Joli Mai nel 2017 (con lo pseudonimo di Daphni), ha selezionato e ultimato i dodici brani che appaiono nella tracklist definitiva.
L’album si muove su territori elettronici ed astratti dove Sam racconta con semplicità la natura dei rapporti umani, parlandone con innocenza e spontaneità, senza alcuna ricerca di oggettività.
Sister è una ballata commovente ed intima, dalla composizione semplice, ma dalla grande espressività, guidata dall’uso più che maturo dei timbri elettronici, anche se bisogna ammettere che il timbro vocale di Snaith non è perfetto (sia per quanto riguarda l’effettiva voce che il processing) ma è più che sufficiente per completare il quadro indietronico dell’album.
Sunny’s Time è onestamente il mio brano preferito di questo album, guidato da un lo-fi sample di piano e fitti chop vocali, che regalano al brano il suo momento di maggiore intensità, simulando il flusso di pensieri e il loro accavallamento in un momento in cui la fuga sembra l’unica opzione.
Le influenze hip-hop, psichedeliche e dance si stratificano lungo tutto la durata dell’album, ne è un esempio Home, caratterizzato da un sample proveniente da un brano soul omonimo di Gloria Barnes e un break che ricordano immediatamente il rap di inizio anni 90, tanto che il sample di batteria (Melvin Bliss – Synthetic Substitution)  è stato utilizzato precedentemente dal Wu-Tang Clan in Bring Da Ruckuse e persino in New God Flow di Pusha-T e Kanye West. La vena dance solitamente rappresentata dall’alter-ego Daphni è espressa in Ravi e Never Come Back, mentre l’intima Like I loved You vanta sonorità evidentemente contemporanee, senza però ricadere nella banalità. Magpie è evidentemente inspirata ai Beatles, tanto da sembrare uscita da Sgt. Pepper o dal White album, se non fosse per il personalissimo tocco dato da Snaith con l’arpeggio sintetico che segna la svolta timbrica (forse un po’ repentina) del brano. Ravi è un invito a vivere i rapporti umani in tutte le loro forme, a condividere esperienze e a ricordarle con dolce nostalgia (“it’s always better when i’m with you / And you hold me like you used to do”). Questi temi sono esplorati ulteriormente nel dodicesimo e ultimo brano, nonché il più lungo, anche se in maniera sicuramente più tragica e drammatica, una degna e commovente conclusione per questo album dai toni intimi e personali.
“No one is granted an eternity

Nothing lasts, it all will fade
And yet it always ends too early

With things unsaid and debts unpaid
If you love me, come hold me now

Come tell me what to do
I’m broken, so tired of crying
Just hold me close to you”

Voto:

 

~Woody

 

Leave a comment