Copertina di Charli, 2019

Anche se pensi di non conoscere Charli XCX, è impossibile che non abbia mai sentito neanche una delle sue hit.

Se sostieni di non ricordare Fancy, Boom Clap o I Love It, le opzioni sono due: o menti (e avresti le tue ragioni) o hai una pessima memoria.
Negli ultimi anni però l’artista ha fatto decisamente un salto di qualità, senza però tradire la sua essenza da hitmaker.
Durante il periodo di reclusione forzata causata dall’epidemia di Covid-19, Charli XCX ha trovato il modo di creare in sole sei settimane how i’m feeling now, rilasciato il 15 marzo scorso.
L’album non è un cambiamento radicale dal precedente lavoro dell’artista inglese, ma presenta cambiamenti che permettono di distinguere chiaramente i due progetti. Le tematiche intime di Charli sono sostituite da messaggi più semplici e immediati, che si addicono di più alla figura dell’artista in questione.
Inoltre per questo album i suoni sono prevalentemente distorti e acidi, creando un atmosfera più aggressiva, ma che non si allontana dalla vena pop che è la sostanza di questo lavoro.
Non tutti i brani sono dello stesso livello, come è ovvio che sia. Non solo per una questione meramente  qualitativa, ma è in effetti il risultato di una forte identità e unicità che caratterizza ogni brano.
Gli arrangiamenti sono sempre sorprendenti. Anche in brani che sembrano non essere altro che versioni più acide di canzoni pop qualsiasi, ci sono sezioni che riescono con maestria ad unire la vena catchy con la sorpresa, accontentando così alche gli ascoltatori alla ricerca di una maggiore complessità.
Pink Diamond apre l’album subito con suoni aggressivi e incalzanti, con versi ripetuti e parti rappate, che celebrano la giovane femminilità dell’autrice. I toni diventano molto più calmi in forever, brano romantico dal ritornello tanto didascalico quanto memorabile. Il tentativo di “riempire” il brano con un rumore modulato in sottofondo non è dei migliori, ma trova il suo senso nell’evoluzione che subisce in alcune parti del brano.
Claws è una hit dal ritmo incredibilmente incalzante, guidato da uno snare metallico che svuota il brano nei giusti momenti e il classico basso Trap. 7 years è un brano mediocre, talmente pop da risultare un po’ scontato. Riesce però a salvarsi nell’outro, che è una delle parti più intense del disco, nonostante duri solo 30 secondi.
Anche detonate ha alti e bassi, mentre enemy è una hit che merita più di un ascolto.
I finally understand è un omaggio al divertimento giovanile, ma sicuramente è uno dei brani meno forti del disco.
c2.0 si apre alla grande, per calare gradualmente di intensità, ma nella sua totalità è comunque un brano valido.
Party 4 you è un brano dai tratti vagamente onirici, dalla forte carica erotica ed è il brano più lungo dell’album. Può considerarsi composto in due sezioni. La prima è il “tema” del brano, che termina con un lungo crescendo che rilascia la sua tensione nella seconda sezione. Anche questa è un continuo crescendo, dai toni ancora più astratti.
Anthems è essere un brano incalzante e ballabile, ma che si perde un po’ nella sua stessa caoticità.
L’ultimo brano, visions, costruisce molto bene la tensione, guidato da una bella melodia vocale, ma il drop e l’ultima sezione del brano sono forse le parti più scadenti del disco. Charli ha dichiarato in un intervista per Apple Music che voleva terminare il disco con una parte più “da rave”, ma non credo che basti una cassa dritta per rendere “da rave” un brano.
Alcuni dei  principali punti di forza di quest’album sono sicuramente i ricampionamenti della voce, che a volte è tagliata in piccoli sample, altre volte è stratchata per creare melodie, o è alzata di Pitch per il cosiddetto effetto chipmunk. Questi trattamenti sulla voce danno una continuità ai brani all’interno dell’album e regalano così un suono più caratteristico al disco. L’alto punto di forza sono le melodie vocali create da Charli che rendono il disco super catchy, tanto da renderlo un prodotto trasversale, adatto ad ascoltatori più attenti o più superficiali.
Voto:

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