Drake non ha bisogno di presentazioni, negli ultimi anni è tra gli artisti dal più grande successo nel panorama internazionale. Deve la sua fama ad una forma musicale personale e catchy che ha sviluppato negli anni, ma soprattutto ad una serie di iniziative di marketing a volte geniali, nonostante scadessero spesso nel patetico. Il caso più recente è il singolo Toosie slide, un pezzo concepito insieme ad un social media manager, in modo che fosse rilasciato insieme ad un balletto pensato per essere riprodotto sul social TikTok.
Sarò un po’ severo ma non si sente niente di decente rilasciato da Drake da ormai più di tre anni, quando uscì More Life. Penso di essere giustificato ad essere così duro con l’artista perché credo che abbia le capacità di creare album incredibili come erano If You’re Reading This It’s Too Late Nothing Was the Same. Il mio è dunque più uno sfogo di rabbia dovuta ad una scelta dell’artista di creare hit piuttosto che buona musica. Perché, diciamocelo, Drake ha le capacita e ormai le possibilità di fare quello che vuole.
Mi sembra un po’ questo il punto, Drake potrebbe fare quello che vuole ma a quanto pare quello che vuole è sfornare hit insignificanti e creare balletti per ragazzini.
Dark Lane Demo Tape fa sperare in un nuovo futuro, nonostante questi siano brani appartenenti al passato. L’ultimo progetto di Drake è infatti una raccolta di brani tendenzialmente editi, usciti su SoundCloud o leakati a partire dal 2017. Nonostante Drake sia evidentemente ancora schiavo del suo successo, ci sono alcuni brani che superano qualitativamente la maggior parte delle precedenti pubblicazioni dal 2016 in avanti, l’anno del maledetto Views, uno degli album più sopravvalutati degli ultimi dieci anni, salvato dalla hit One Dance.

 

 

Le hit nell’album non mancano, ma Drake si concede un minimo di influenze più ricercate tra il lo-fi e il soundcloud rap. Un esempio è Deep Pockets, brano autocelebrativo che parla del successo dell’artista, dalle forti influenze vaporwave, in origine registrato per Scorpion.
L’assenza di ritornello in When to Say When è rilevante nell’atmosfera che Drake crea con un testo che parla di come il suo successo sia frutto di impegno e causa di dubbi. Il brano è però tutt’altro che umile, dove a tratti Drake fa un po’ la vittima, senza credere neanche lui realmente a quello che sta dicendo.
Chicago Freestyle, nonostante il nome possa suggerire una sorta di incompiutezza, è un brano che risulta completo nella sua semplicità. Il ritornello di Giveon, dalle parole semplici ma sentimentali, e una strumentale essenziale, riescono a dare spessore emotivo ad un brano che altrimenti si perderebbe nella piattezza delle parole di Drake. L’artista commette però un atto curioso e significativo, citando Eminem in una parte del brano, ma “edulcorando” il testo. Omette la parola “bitch”, sostituendola con “woman”, un atto che meriterebbe di essere discusso, ma che richiederebbe troppo tempo.
I tre brani seguenti sono veramente insignificanti e la presenza di Chris Brown e Future non migliora la situazione.
Time Flies è un brano che nonostante sia mieloso e un po’ scontato, è orecchiabile ed esprime un minimo di spessore emozionale . Va inoltre spezzata una lancia a favore della strumentale, che nella sua semplicità guida nel modo giusto il mood del brano (ad esclusione dei piatti, eccessivamente ripetitivi).
In Landed Drake crea il giusto contesto per l’autocelebrazione, con un bel flow mantenuto per tutta la traccia, amalgamando i giusti ingredienti per una classica “Trappata”. D4L ne segue le tracce, con un tributo al gruppo omonimo del rap di Atlanta, genere “celebrato” nel brano, anche grazie alla presenza degli esponenti del genere Future e Young Thug. Questa traccia è considerata un remix di “Second to None”, ed è una “trappata” qualsiasi.
Pain 1993 è un brano perfetto per Playboy Carti, che fa sempre la sua figura, forse uno dei brani migliori del progetto, più simile alla produzione dell’ospite che del proprietario di casa.
Losses è un altro brano dal tema romantico, dai toni meno mielosi, ma ancora troppo banale nei contenuti. Come sonorità si ha però la piacevole sensazione che questo brano appartenga ad un momento precedente della carriera di Drake.
From Florida With Love è un altro brano privo di spessore, con un effetto di pessimo gusto sul basso, come se fosse tagliato in tanti piccoli pezzi. Demons e War, al contrario sono due pezzi incalzanti dalle influenze drill, rafforzate dalla presenza nel primo brano di due ospiti.

 

 

Se c’è qualcosa di importante da notare è la convivenza della musica di Drake con i nuovi media.
Il problema è che non ne rappresentano le potenzialità ma i limiti. I brani sono spesso meri prodotti di consumo, semplificati per poter essere condivisi su instagram e ballati su TikTok. Però questo progetto dimostra la presenza di una luce in fondo al tunnel, dove Drake si sente più libero nella sua creatività, aiutato dai metodi di pubblicazione diretti.
Tutti i brani sono stati già rilasciati in dirette Instagram, altri su SoundCloud, alcuni sono stati pubblicati per l’insistenza del pubblico, altri leakati. Insomma, è un’immagine realistica di come la fruizione della musica sia radicalmente cambiata.
Escludendo questo (parzialmente futile) fascino socioculturale l’album non si può certo definire un progetto di qualità. Vi assicuro che non è solo per il fatto che sia un mixtape e che quindi porti con sé i limiti della tipologia. Esistono tante compilation di materiale edito di altissima qualità, basti pensare ad Untitled di Kendrick Lamar.
Confrontando però questo mixtape con la produzione più recente di Drake, risulta uno dei migliori progetti rilasciati dall’artista negli ultimi anni.
Voto:

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