Cos’è il cinema? Qual è il su scopo? Perché utilizzare questo medium per creare un messaggio? E soprattutto, quali emozioni voglio instillare nel mio spettatore?

Queste sono tutte domande che il regista Michael Haneke si è sicuramente posto durante la sua carriera cinematografica, e ciò viene reso palese nel suo film del 1997 “Funny games“. In questa pellicola c’è la forte intenzione di dare una risposta a tutti questi quesiti, ma non solo: il film cerca di destrutturare il modo “classico” di fare cinema, smontando sempre di più ogni archetipo che potrebbe definirlo.

Nel 2007, il regista ripropose il suo lavoro utilizzando degli attori americani con l’intento di mostrare   la stessa storia, le stesse inquadrature( remake shot-for- shot) e scenografie identiche, con una chiave di lettura post anni 2000 ad un  pubblico statunitense che aveva perso la prima versione dell’opera. Ora andrò a spiegarvi perché questo blocco di due film pressoché uguali sono dei lavori che bene o male vanno visti e analizzati.

Nel film vengono narrate le vicende e i drammi di una famiglia alto borghese che si ritrova invischiata involontariamente all’interno di un gioco malsano, ideato da due ragazzini vestiti di bianco e dall’aria innocente. Questa breve sinossi è essenzialmente un vero e proprio riassunto della pellicola, oltre a quello appena detto  non ci sono altri spunti veramente rilevanti. La trama è questa, ma cerchiamo di entrare più nel dettaglio…

La corsa con il cinema.

Una famiglia, di cui il cognome  non ci viene rivelato,  costituita da: un padre di nome George (Tim Roth), una madre chiamata Ann ( la straordinaria Naomi Watts),il piccolo Georgie( Devon Gearhart)e il loro cane Lucky , si dirige verso  la loro casa estiva , con l’intenzione di trascorrere un pò di tempo lontana  dalla routine e dallo stress della città.

Passano il tempo in auto ad ascoltare l’opera lirica, c’è una sfida tra i due coniugi relativa all’ascolto. Il regista crea fin dalla prima sequenza un forte senso di equilibrio, lo spettatore ha già inquadrato questa tipica famiglia e i suoi gusti.  Dunque tutto molto bello e tranquillo.Questo senso di armonia però non è voluto per durare, anzi… viene spezzato prontamente dopo due minuti dall’inizio del film con la comparsa del titolo dell’opera e l’accompagnamento della  canzone Jazz- punk  “Bonehead” dei Naked City, la quale è particolarmente cacofonica(e aggiungo volutamente). Chi guarda la pellicola non capisce cosa significhi questa scelta, ma tutto acquisterà senso a visione conclusa, o almeno si spera. Nonostante quest’ambiguità, si può comunque dire che questa prima scena dalla durata di tre minuti vada vista  come un vero e proprio monito al pubblico, il linguaggio cinematografico esplica: “Non lasciate correre le immagini cercando di inseguirle, scegliete se stare avanti o dietro ad esse”.

La “violenta” scena iniziale.

Cara e vecchia Home invasion…

I nostri protagonisti arrivati al loro quartiere di residenza, decidono di passare dai vicini Fred e Betsy ( una coppia con una figlia) per discutere riguardo ad una partita di golf precedentemente organizzata dagli stessi. Le cose iniziano a farsi strane fin da subito: ci sono due ragazzi completamente vestiti di bianco con dei volti non familiari a fare compagnia ai due coniugi. Si avverte una grande ambiguità, chi sono quelle due persone? parenti? amici di famiglia? Il pubblico inizia a farsi delle domande, esattamente come i protagonisti.

La discussione prosegue e la famiglia chiede ai vicini aiuto per poter disporre la barca. Dopo una risposta affermativa, i protagonisti decidono di recarsi finalmente alla loro dimora.  Questa casa è particolare, ha uno stile tipicamente europeo. Questa scelta era da considerare normale nel film originale( in quanto era una produzione austriaca), ma perché’ riproporre la stessa scenografia? La domanda va fatta, ma la risposta vuole una grande riflessione.

La storia prosegue. Ann comincia a preparare il pranzo, intanto George incontra Fred e uno dei due ragazzi in bianco, il quale si presenta col nome di Paul( un perfetto Michael Pitt), spiegando la sua presenza dicendo di essere un amico di famiglia . Quest’ultimo sembra un ragazzo veramente a modo, ma la sensazione di elusività rimane costante. I due ospiti si offrono per mettere la barca in acqua e poco dopo se ne vanno. George e il figlio continuano a sistemare la barca e per aggiustare una corda decidono di utilizzare un coltello, un elemento che rimarrà volutamente nella mente dello spettatore. L’intenzione registica è quella di sottolineare l’importanza dell’oggetto, lo spettatore sa che servirà a qualcosa. Il patto Autore-Fruitore si suggella maggiormente. 

Nel frattempo l’altro ragazzo si presenta alla padrona di casa chiedendole gentilmente due paia di uova che servirebbero alla vicina. Il ragazzo è molto cortese e educato, esattamente come il suo compare, ma c’è un qualcosa di diverso in lui: è estremamente tedioso. Ann soddisfa la richiesta dell’ospite, ma le uova vengono rotte malauguratamente.La signora decide di darne altre, ma si rompono nuovamente  e al duo si aggiunge la figura di Paul, che affascinato dall’attrezzatura di golf dei coniugi chiede il permesso di utilizzare una mazza. Il cane abbaia sempre più fino a quando smette senza un apparente motivo. C’è un gioco in corso e il pubblico sta iniziando a capirlo.

Paul rientra in casa ed esorta la signora a dare le uova al suo amico( di cui non si riesce ancora a definire il nome) e la padrona di casa visibilmente scocciata invita gli uomini ad andarsene.  La continua violenza psicologica subita da Ann la costringe a chiamare il marito per ricevere del sostegno e quando lui interviene, inizia il vero e proprio gioco. Paul ferisce alla gamba il padre famiglia e gioca con le loro menti. Si scopre che il cane Lucky è stato ucciso dallo stesso Paul precedentemente. In questo esatto momento del film, Paul guarda in camera sorridendo. Cosa può significare? Perché rompere la quarta parete? Il perché lo  si può intuire poche scene dopo, l’opera sta iniziando a destrutturarsi! Si vuole dare uno spunto di riflessione preciso, ma quale?

Paul che “rompe” la quarta parete.

La storia continua: i due ragazzi chiudono i poveri malcapitati in casa e li obbligano a fare una scommessa con loro. I primi scommettono che entro le 9:00 del giorno dopo saranno tutti morti, tranne loro due. I secondi sono conseguentemente costretti a scommettere l’esatto contrario.

Tu! Si, tu che stai leggendo quest’articolo, per chi stai tifando? la famiglia giusto? Vuoi che quei due maniaci vengano uccisi, vero?Oppure ragioni in maniera opposta e sadicamente vorresti la vittoria dei due psicopatici?

Beh, in entrambi i casi sei malato, come tutti d’altronde.

L’empatia malsana.

Paul e il suo amico continuano a giocare con le menti dei poveri protagonisti, la domanda che sorge giustamente spontanea è “perché tutto ciò?” Il duo cosa ci guadagna da quest’esperienza? Si nutrono di violenza come il personaggio di Alex in “Arancia meccanica”?  Cosa li motiva?Beh, mi spiace dirvi che non c’è alcuna risposta a queste domande. La violenza è fine a se stessa, non può essere giustificata in alcuna maniera e tentare di farlo ci rende malati esattamente quanto loro. Le nostre emozioni e i nostri valori ci tradiscono, nulla di tutto ciò ha senso ed è giusto che sia così.

Non c’è via di fuga…

Il ritmo si incalza e il dolore diventa assoluto: i ragazzi uccidono il terrorizzato bambino che era fuggito nella casa dei vicini, i quali erano tutti morti.I genitori cadono in una totale agonia. Il gioco sta diventando troppo facile, i due compari  stanno vincendo la scommessa e il pubblico si sente completamente tradito. “Non possono riuscire a vincere, la famiglia deve reagire, ma ormai non c’è speranza…” è la frase che potreste urlare allo schermo. Il regista lo sa bene, quindi la partita si capovolge: Paul e il suo amico decidono di andarsene, lasciando Ann e George lì a metabolizzare il loro dolore. Quindi adesso è tutto finito? C’è un bluff? Sono finalmente liberi da questo vortice sadico?

Ann riesce ad uscire dalla casa e prova a  cercare aiuto, intanto il marito ancora sconvolto tenta di chiamare la polizia con un cellulare. I due possono vincere questa partita ed interrompere tutto, hanno una possibilità e non devono assolutamente sprecarla, qui si parla della loro vita. Il pubblico inizia a sperimentare la tensione sulla propria pelle, i protagonisti devono riuscire nella loro impresa, devono!

Il gioco è finito…

Sfortunatamente Ann e George non sono destinati a vincere, il loro destino è stato già scritto. Paul l’ha detto più volte mentre interrogava il pubblico, il gioco è fatto da loro, le regole non possono essere cambiate e la soluzione finale sarà solo una. I due uccidono così il padre di famiglia e mentre cercano di definire come terminare le agonie della povera Ann, succede un qualcosa di inaspettato anche per Paul: la povera donna reagisce e riesce ad uccidere il compagno di giochi del ragazzo. Il pubblico  esulta, la tensione è esplosa e finalmente quei due pazzi hanno ottenuto ciò che meritavano. Finalmente un pò di giustizia! Lo spettatore si sente un peso in meno  e spera che la situazione possa solo migliorare per la nostra unica sopravvissuta.

Il regista, però, ha ancora un asso nella manica e decide in maniera definitiva di mostrarci tutte le sue carte. La filosofia che accompagna l’opera diventa più che palese e tutto inizia ad avere senso. Paul prende un telecomando e manda indietro tutte le azioni degli ultimi minuti, annullando la morte del suo amico. Non c’è alcuna speranza, non c’è mai stata. Le cose dovevano andare in questo modo e tu in quanto spettatore devi accettarlo. Il patto Autore-fruitore viene completamente ribaltato e  il primo definisce il suo potere. Quello che stai vedendo è un film, che ha giustamente le sue regole, ma chi dice che vadano rispettate? Le regole le fa il regista, che tu lo voglia o no.

Il rewind rivelatore.

… ma il ciclo di violenza continua.

Pensateci bene, viene mai mostrata un’azione violenta commessa dal duo diabolico? No, ovviamente. Tutto il dolore, tutte le conseguenze del gioco e tutti i pensieri derivati sono ineluttabilmente solo e soltanto nella nostra mente di fruitori. La violenza fisica la volevamo noi, non è mai stata mostrata nella pellicola. Siamo noi i veri malati semplicemente perché pretendevamo e anzi addirittura speravamo che ci fosse. Siamo stati raggirati per tutto il tempo, abbiamo provato a rendere il film una nostra opera, ma dietro alle fila c’era un altro burattinaio. I veri protagonisti siamo sempre stati noi spettatori , il gioco era con noi! 

Il lavoro del regista è stato ultimato, ora bisogna solo chiudere un ciclo e aprirne un altro. Paul e il compagno portano l’ultima sopravvissuta a fare un giro in barca con l’intenzione di farla morire affogata. L’ osservatore  che non ha ancora accettato le regole si ricorda del coltello mostrato ad inizio film e spera in un altro plot twist. Ma non c’è niente da fare, l’oggetto si rivela inutile e Ann andrà incontro al suo destino comunque. Il duo ha giocato e ha vinto, ma la violenza è veramente finita?No, non c’è una vera fine, essa continuerà ad esistere, esattamente come nella vita reale. Dunque i due si apprestano a chiedere altre uova ad un’altra vicina, si è formato un nuovo ciclo e un nuovo gioco è appena iniziato…

Il duo che si appresta a cominciare un nuovo gioco…

Perché (ri)vedere Funny games?

Funny games nelle sue due versioni, riesce a destabilizzare ed a far innervosire il suo spettatore meno attento e ad ammaliare chi cerca di andare oltre a ciò che viene mostrato. Michael Haneke è riuscito a tenerci attaccati alla sedia per tutta la visione, anche le scene più lente e silenziose sono cariche di tensione e potenza visiva. Il film ci tiene letteralmente in ostaggio fino all’ultimo secondo, il vero gioco si sta attuando nella nostra mente. Tutto ciò che ci viene mostrato a partire dai personaggi e dalla casa di questi ultimi vuole  farci immedesimare con loro, farci provare empatia. Questa pellicola è una di quelle in cui l’appartenenza ad una classe sociale da parte dello spettatore non importa in modo più assoluta. Noi siamo loro e loro sono noi, ma siamo anche i due antagonisti: noi siamo il film. Le prove attoriali sono in perfetta linea con l’intento registico, in entrambe le versioni. Ciononostante vanno particolarmente elogiate le interpretazioni di: Naomi Watts( a dir poco strabiliante), Tim Roth( capace di esprimere la disperazione con il semplice silenzio) e Michael Pitt (un perfetto “angioletto” diabolico).

Il gioco ricomincia…

L’ opera è un vero e proprio trattato sui media di ogni tipo, capace di farci comprendere al meglio la nostra ossessività nei loro confronti. Tentiamo costantemente di agguantarli e renderli nostri, ma dimentichiamo spesso che sono essenzialmente mezzi per comunicare un messaggio, bello o brutto che sia.  Dobbiamo scegliere se accettare o no la lezione del regista, il dibattito è aperto e lui ha centrato ampiamente il suo obiettivo. Il gioco tra mittente e ricevente non avrà mai fine, così come la violenza, ma almeno ora ne siamo consapevoli.

 

Voto:

Di: Rael

(Immagini tratte dal film “Funny games U.S:” di Michael Haneke, 2007)

 

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