Her (Lei in italiano) è un film del 2013 diretto dal regista americano Spike Jonze. Questa pellicola tratta essenzialmente del tema dell’esistenza in rapporto con se stessi e con gli altri. Jonze riesce ad incastrare la forte solitudine e malinconia del cult di Sofia CoppolaLost in translation con il forte senso di ambiguità e “fastidio” tipico della famosissima serie ideata da Charlie Brooker Black mirror. Ora ve ne parlerò un po’.

Una vita spezzata.

La storia è ambientata in un ipotetico tempo dove le macchine hanno quasi preso il totale controllo della società, ma definire questo periodo come distopia a priori sarebbe errato, in quanto potrebbe essere il sogno segreto di molta gente solitaria e priva di vere e proprie relazioni. In questo contesto incontriamo il nostro protagonista Theodore, che per lavoro scrive delle lettere per delle coppie. Lui ha il compito di empatizzare con loro e di capire ciò che gli stessi non sono capaci di esplicare. La cosa più interessante si trova nella sua difficoltà di empatizzare con se stesso. Una parte di sé si è rotta e ha seriamente paura di non riuscire ad aggiustarla. Theodore è interpretato da un sempre in forma Joaquin Phoenix. Sorprendentemente, la stragrande maggioranza del pubblico che ha visto questo film non se ne era nemmeno accorto. Si, è assurdo che il protagonista della pellicola non sia stato identificato dagli spettatori passivi. (S)Fortunatamente grazie a “Joker” di Todd Phillips ora tutti conoscono il nome e soprattutto il volto di questo grandissimo attore della nostra generazione.

La solitudine di Theodore nell’immensità della città.

Fin dai titoli di testa siamo accompagnati dalla superba colonna sonora fatta dagli Arcade Fire. C’è un perfetto mix tra una forte malinconia e un’infinito amore per la vita, gli effetti sonori cinematici dal suono metallico ne sono l’esempio perfetto . Questi ultimi si miscelano  egregiamente con i colori della pellicola che sono tutti particolarmente accesi, questa scelta stilistica è da collegare senza alcun dubbio alla sfarzosità del progresso. Tutto è minimalista, ma elegante e perfetto, non c’è più alcun difetto in nulla. Ma le persone non sono perfette e soffrono tanto, loro sono difettose.

La luce del neon…

Theodore è insoddisfatto, anzi è completamente indifferente alle cose. A differenza della figura del tipico inetto però, lui ha un profondo potenziale inespresso e ha tanta voglia di sentirsi nuovamente vivo. Conosce la sua condizione, sa di soffrire e sa quale potrà essere la soluzione.Lui va avanti a stenti, cerca appagamento nei videogame e nelle chat room, ma sa di non poter andare avanti così.

Questo mondo è ambiguo vero? Le persone sono sole, la tecnologia è preponderante, ma siamo sicuri che sia davvero così diverso dal nostro? É presuntuoso dirlo, è tutto una caricatura , neanche troppo esagerata, di una realtà che è già presente all’interno della nostra quotidianità. Siamo tutti soli nella collettività dei nostri appartamenti, un’intera città  dormiente ma sveglia. La potenza visiva dei colori del neon e della vita artificiale definiscono e sottolineano l’oscurità della nostra camera. Siamo completamente al buio, tutti, ma facciamo finta di essere luce. Perché? Beh perché è così che deve essere! No?!

Theodore si sfoga.

Downloading software 50%…

Come fare a vivere conoscendo la luce, ma senza averla a portata di mano? Semplice! Basta scaricare un software! Assurdo penserete voi, ma vero: Theodore compra un sistema operativo( doppiato da una perfetta Scarlett Johansson) dotato di una coscienza vera e propria che  cresce culturalmente ed emotivamente ad una velocità esponenziale. In Samantha(nome scelto da “lei”) trova un’amica e una confidente con cui finalmente aprirsi alla felicità derivata dalle sue emozioni positive.

Il nostro protagonista vede un faro di speranza e i flashback del suo matrimonio finito in rovina iniziano a fare sempre meno male, il suo cuore è pronto ad essere riempito nuovamente d’amore. Così nasce una vera e propria love story con il suo computer, i sentimenti sono reali, Samantha è reale, almeno per Theodore.

La coscienza artificiale si evolve sempre di più:è gelosa, emotiva, ironica, sarcastica ,eccitata sessualmente, creativa e tanto altro. Samantha è tutto ciò che una donna possa essere, ma anche tutto ciò che una donna non è: non ha un corpo, non esiste fisicamente. In questo punto si schianta su di loro la prima e vera difficoltà della  relazione, come possono credere nei loro sentimenti, se non riescono nemmeno toccarsi? La solitudine è stata annientata del tutto, Theodore ora non è mai solo, ma tutto ciò inizia ad appesantirlo, questa “relazione” ha un forte peso. Qui si ha un forte ritorno alla tematica esistenzialista trattata  in “Lost in translation” e la forte incomunicabilità che lo definisce.

Theodore e Samantha, quando si “incontrano” per la prima volta…

Per affrontare questa crisi i due amanti decidono di ovviare il problema della “fisicità” utilizzando una donna in carne ed ossa come tramite di Samantha. Quest’esperimento finisce abbastanza male, Theodore non si trova a suo agio con tutto ciò e decide di rigettarlo.Questa questione richiama fortemente il primo episodio della seconda stagione di “Black Mirror“, ovviamente con una chiave interpretativa  e una situazione completamente differente , ma il parallelismo è obbligato. Qui si nota una grande debolezza nella pellicola, non riesce a reggere il confronto. Il tema trattato è il medesimo, ma “Her” non riesce a farci riflettere davvero sull’assurdità di questo rapporto. Ma forse non è un male, forse non è questa l’intenzione finale del regista.

Il limite dell’amore umano…

Theodore e Samantha riescono a riavvicinarsi e divengono più affiatati di prima. Iniziano a frequentare altre coppie e si concedono addirittura una vacanza in una baita invernale. Il loro amore si sta esprimendo al massimo, c’è un enorme passione nel cuore di Theodore. L’apice di tutto ciò si avverte nella struggente “Moon song”  composta dalla cantante Karen O e dal regista stesso. Non c’è più alcun limite nell’amore di Theodore, ma il software non è dello stesso avviso… lei ha continuato ad evolversi per tutta la durata del film. Ha stretto amicizie con tantissime persone (virtuali e non) ed è arrivata ad innamorarsi più volte. I suoi sentimenti non possono essere più limitati dall’idea dell’amore. Lei è di Theodore, ma non soltanto sua. Samantha è del mondo, dell’universo e il suo amante lo deve accettare se la ama davvero. L’ amore umano ha allo stesso tempo un grande limite e una grande potenza: la sua unicità.

Tutti i sistemi operativi lasciano il pianeta e se ne vanno per sempre, ora Theodore ha imparato una grande lezione ed è finalmente pronto a vivere tutti i suoi sentimenti al meglio, senza alcun tipo di rancore o angoscia. Lui si ricongiunge definitivamente con la sua amica storica Amy (interpretata da Amy Adams) e ricomincia ad apprezzare l’oscurità della vita, decidendo di viverla in compagnia. La soluzione esistenzialista si realizza così all’interno della pellicola: l’amore e la vicinanza tra gli uomini sono le sole due cose che ci distinguono dal resto, ci rendono unici.

Theodore ed Amy che scrutano la città in serenità.

Perché (ri)vedere Her?

Her è un esperimento hipster più che riuscito, il regista Spike Jonze ha sfornato un altro grande film per gli amanti della scena cinematografica più “Indie” statunitense. Ogni singola cosa eccelle nella pellicola, a partire dalla scenografia e dalle musiche fino alle prove attoriali e la sceneggiatura. La filosofia dietro l’opera non ha alcuna presunzione e riesce perfettamente nel suo intento e nei suoi insegnamenti, anche se un pò banali. Dunque un ottimo film, che però manca di un vero e proprio mordente. Funziona in tutto, ma forse sarebbe stato opportuno approfondire maggiormente alcuni suoi concetti, cercando di dare ai vari frame una maggiore enfasi. Senza alcun dubbio rimarrete più che soddisfatti della visione. Questa storia sulle emozioni umane, mascherata da semplice storia d’amore “particolare”, vi lascerà più interrogativi dentro e per questo merita almeno un tentativo.

Voto:

Di: Rael

(immagini tratte dalla pellicola “Her” di Spike Jonze, del 2013).

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