Hilma af Klint

la madre dell’astrattismo

Passarono diversi anni prima che Kandinskij, Malevich, Mondrian, Klee e altri compissero passi simili per liberare le proprie opere d’arte dal contenuto descrittivo, quindi perché sui libri di storia dell’arte, nei musei, o ovunque sia non si cita neanche una volta la pioniera dell’astrattismo?  Questa, fortunatamente, non è una questione di genere. La stessa ha vissuto le sue avanguardie in totale isolamento, probabilmente pensava che i suoi contemporanei non l’avrebbero capita. Per questo chiese al nipote di esporre il suo lavoro fino a 20 anni dopo la sua morte. Era consapevole che la sue opere fossero lungimiranti, visionarie e, soprattutto, per un pubblico del futuro.

Vita

Hilma af Klint nacque il 26 ottobre del 1862  a Solna, vicino Stoccolma. Fu la quarta di cinque fratelli e con la famiglia trascorreva le estati nei pressi del lago di Mälaren. La sorella minore mori’ all’età di dieci anni, sicuramente un avvenimento fondamentale per l’interesse spirituale che inizierà a coltivare. Compiuti i vent’anni si iscrisse presso la Royal Academy of Fine Art di Stoccolma, appartenne infatti a una delle prime generazioni di donne ammesse agli studi artistici. Si dedicò alla pittura di ritratti e paesaggi in uno stile naturalista, dimostrando una passione verso la botanica. Ottenne la laurea con la lode e ricevette una borsa di studio per accedere nel cosiddetto “Atelier Building” nella zona di Hamngatan. Questo fu il principale centro culturale della capitale svedese a quel tempo. Lo stesso edificio ospitò  anche il Blanchs Café,  dove Edvard Munch ebbe una famosa mostra nel 1894, e la Blanchs Art Gallery, dove si trovò il conflitto tra la visione dell’arte convenzionale e il movimento di opposizione dell’Art Society, ispirato ai pittori francesi En Plein Air

 

Rappresentare l’invisibile

Nel 1896 formò un gruppo con quattro amiche chiamato De Fem (The Five), attuavano sedute spiritiche  nel quale ricevevano messaggi attraverso uno psicografo (uno strumento per la registrazione di scritti spirituali) o un mezzo di trance. Hilma voleva mettersi in contatto con la sorella deceduta. Agli inizi del 1900 la percezione del mondo mutò. Le scoperte scientifiche più recenti mostrarono che esiste un mondo al di là del nostro osservabile e che esistono gli atomi, le onde elettromagnetiche, i raggi X e le particelle. Freud pubblicò i «Saggi sulla sessualità», Einstein condivise la teoria della Relatività. In teoria, le donne divennero così strumenti artistici per i loro capi spirituali. Questa tecnica, chiamata automatismo, ossia un metodo di creazione in cui si lascia libero sfogo all’immaginazione e all’inconscio in  azioni prive di controllo, fu utilizzata un decennio dopo dai surrealisti. Tale fenomeno accadde già in precedenza con altre figure come William Blake e Austin Spare

Painting for the Temple

Dichiaravano, in degli scritti rinvenuti, di lavorare per gli ‘alti maestri’, uno dei quali le commissionò  ‘The Paintings for the Temple’, in cui usò la pittura ad olio. Nel 1906 venne creato il primo gruppo preparatorio di 26 opere astratte, mentre la realizzazione complessiva si divise in due fasi, la prima con 111 esemplari prodotti tra il 1907 e il 1908. Nello stesso anno incontrò l’austriaco Rudolf Steiner, allora segretario generale della sezione tedesca della Società Teosofica, fondatore dell’antroposofia (dottrina derivata dalla teosofia). Egli le disse che le sue opere non potevano essere mostrare al pubblico prima di cinquant’anni. Dovette interrompere per quattro anni il suo corso creativo a causa della malattia della madre di cui si prese cura, abbandonando il suo studio a Stoccolma.

La seconda fase

Nel 1912 si trasferì sull’isola Munsö nell’arcipelago del lago Malären, riprese la seconda fase dei ‘dipinti per il tempio’ fino al 1915 , più personale e intenzionale, dipingendo 82 pezzi. Una serie venne intitolata “The Ten Largest”, avevano una coerenza narrativa e rappresentavano i vari stati della vita. Queste enormi tele vennero dipinte poggiandole per terra, anticipando Pollock. In questi anni le si presentarono innumerevoli incognite che cercò di colmare tramite lo studio di filosofie e religioni. La domanda più importante era se la sua arte trasmettesse realmente qualcosa, o se l’arte in assoluto lo facesse. Cercava nella sua arte un fine più profondo dell’estetica, un cambiamento interiore e una consapevolezza delle masse. Cercava realmente di trasmettere un messaggio.

HaK187, gruppo 10, pala d’altare nr. 1, 1907. 185x152cm, olio e foglie di metallo su tela. © The Hilma af Klint Foundation, Foto: Moderna Museet, Stoccolma © Stiftelsen Hilma af Klints Verk
Atom e Parsifal

 Nel 1916, ormai indipendente, iniziò a dipingere  la serie geometricamente astratta Parsifal e l’anno successivo la serie Atom. Quest’ultima  rappresenta l’atomo in un processo di sviluppo, si muove verso l’unità, può essere facilmente paragonato al cammino spirituale e agli obiettivi a cui aspira l’artista.  Un continuo sovrapporsi di paradossi equilibrati come buio e luce, bene e male, fisica e materia, maschio e femmina, scienza e folclore.

Gli ultimi anni

Nel 1920 morì la madre. Hilma af Klint intraprese una serie di dipinti sulle grandi religioni del mondo. Si unì alla società antroposofica. In autunno, visitò Dornach in Svizzera, dove incontrò nuovamente Rudolf Steiner che la spronò ad apprendere la Teoria dei colori di Goethe. Abbandonò la raffigurazione geometrica per abbracciare l’acquarello utilizzando la tecnica “bagnato su bagnato”, allontanandosi dai canoni usando la vernice nera, considerata proibita. Per i dieci anni successivi trascorse lunghi periodi a Dornach. Nell’Ottobre del 1944 Hilma af Klint terminò il suo tempo lasciandosi dietro 1.200 quadri, 26.000 pagine di appunti e 100 testi. 

Dopo la morte

Le sue opere non furono esposte venti anni dopo, bensì quasi a cinquant’anni dalla sua morte. Nel 1986 venne esposta al Museo d’Arte della Contea di Los Angeles in occasione della mostra “The Spiritual in Art – Abstract Paintings 1890-1985”. La sua arte non creò alcun interesse, difatti il MoMa non la incluse nelle sue mostre sull’arte astratta. Da dieci anni a questa parte le sono stati dati i riconoscimenti che l’artista merita, si sono create ovviamente molte discussioni sul merito di pioniera dell’astrattismo, nelle io non posso certo entrare in merito. Ma una cosa è certa: è un’artista che merita di essere ricordata. Nel 2013 venne allestita la mostra Hilma Af Klint – Pioneer of Abstractional al Moderna Museet a Stoccolma, l’anno successivo fu spostata presso il Museo Picasso. Nel 2014 delle opere di Hilma Af Klint furono esposte al Padiglione centrale del 55° Biennale di Venezia . La mostra che ha recato più visibilità all’artista è Hilma Af Klint: Paintings for the future presso il Gugghenheim Museum di New York nel 2018.

-lady stardust, la ragazza su marte.

 

 

 

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