Un grattacielo popolato da selvaggi, in cui qualsiasi norma del buon costume è andata farsi benedire da tempo. Sofisticati appartamenti, figli di un’architettura all’avanguardia, trasformati ora in caverne primitive, marcate da un pungente olezzo di spazzatura e urina. Il simbolo per eccellenza della modernità e del progresso, accostato alla rappresentazione bestiale dell’uomo. Questa è la visione distopica offerta nel “Il condominio”, un romanzo dello scrittore inglese James Graham Ballard, pubblicato nel 1975.

L’opera

L’opera viene considerata un caposaldo della corrente letteraria fantascientifica conosciuta come “New Wave”, nonosta l’autore abbia sempre rifiutato di farne parte. Il movimento, nato negli anni 60, aveva come obbiettivo quello di rinnovare stilisticamente e dal punto di vista tematico la “scienze fiction”. Voleva distaccarsi infatti dal modello che allora imperava nel genere, impostosi nea cosiddetta “epoca d’oro della fantascienza”. I temi riguardanti mirabili viaggi spaziali, alieni e androidi sovversivi erano ormai considerati triti e ritriti. Avevano perso lo smalto dell’originalità.

In questo contesto, i lavori di Ballard offrono una valida alternativa. L’ attenzione viene rivolta al nostro mondo, al progresso scientifico attuale e agli effetti che comporta sulla complessa e distorta mentalità dell’uomo moderno. “Il condominio” è un perfetto esempio di tutto ciò, una disturbante e ironica critica alla psiche umana, nonché delle mirabolanti possibilità offerte dalla tecnologia. Il grattacielo del romanzo è un’imponente tomba della civtilà che gli individui costruiscono con le loro stesse mani.

La trama

Un uomo, un dottore per la precisione, mentre mangia carne di pastore tedesco seduto sul suo balcone, si interroga sulla progressiva degenerazione avvenuta nel condominio in cui abita. Vive infatti in un grattacielo di 40 piani, una struttura all’avanguardia che ospita all’incirca 2000 persone, costruita ai margini di Londra. Dopo un iniziale periodo pacifico, le controversie tra i numerosi abitanti cominciano ad affiorare e l’aria inizia a farsi tesa.

Quando alcuni malfunzionamenti dei servizi essenziali forniti dall’edificio iniziano a manifestarsi, come il verificarsi di frequenti blackout, la situazione peggiora irrimediabilmente. I più banali e futili bisticci si moltiplicano all’inverosimile fino a sfociare in atti di violenza inconsulta. Un cane viene trucidato e un uomo precipita dalla finestra di uno dei piani più alti perdendo la vita.

 locandina del film “”High-Rise” di Ben Wheatley, tratto dal romanzo

La vita condominiale inizia così a trasformarsi, assumendo i connotati di una vera e propria guerriglia tra clan. Comincia così la graduale regressione dell’uomo al suo stato primordiale. La realtà del grattacielo si estrania sempre di più dalle convenzioni sociali, divenendo teatro di gesti folli e “contro natura”. Diviene insomma un luogo in cui liberare le più recondite perversioni che albergano nella mente dell’uomo moderno.

Il Grattacielo

Vero protagonista del libro, è un palazzo all’avanguardia costruito nella zona suburbana di Londra. La lontananza dalla città indica il graduale distacco dei suoi abitanti dalla reatà e dal contesto della società contemporanea. Pur essendo avanzato dal punto di vista tecnologico, manifesta alcuni malfunzionamenti, che forniscono la scusa perfetta per il diffondersi di un odio e di una rabbia bestiale e immotivata. Dal momento che il condominio viene spesso paragonato ad un cervello umano, i numerosi black out possono essere visti come l’abbandono della razionalità, della “luce della ragione”, che lascia il posto all’oscurità delle pulsioni inconsce.

Inoltre la costruzione garantendo la comunità abitativa dovrebbe, in teoria, eliminare le grosse differenze di ceto che esistono nella società. Ma così non è. La divisione dell’edificio in tre zone preponderanti genera una nuova sperequazione sociale. I primi dieci piani rappresentano il proletariato, quelli dal decimo al 35esimo la medio borghesia e i rimanenti 5 piani la “creme della creme” della popolazione, una sorta di “aristocrazia contemporanea”.

I personaggi

Tre sono i personaggi principali, tre individui profondamente differenti. Diverso è il loro ruolo all’interno dell’ecosistema condominiale, così come sarà diverso l’effetto che la nuova realtà del grattacielo provocherà su di essi. Ciascuno di loro è l’archetipo di ognuna delle diverse zone in cui il palazzo è diviso.

Robert Laing, il dottore dell’incipit, abita da poco al 25esimo ed è la personificazione dell’inettitudine. Nonostante il titolo, non esercita la professione e si limita ad insegnare, per non sobbarcarsi eccessive responsabilità. Dopo un iniziale insofferenza nei confronti della residenza , si adatterà, fino a diventare quello che lui stesso definisce come “una personalità fredda e anti emozionale”. Approfitterà della degenerazione degli eventi per realizzare i suoi desideri irrazionali, trovando così un equilibrio che lo appaghi e lo liberi dalla sua insoddisfazione nei confronti della vita.

Tom Hiddleston interpreta Robert Laing in High-Rise

 

Antony Royal è l’architetto che ha progettato il grattacielo. Vive nell’attico al di sopra di tutto il resto dei condomini. La superiorità è fisica ma anche metaforica, li disprezza per la loro mediocrità. Prova nei confronti dell’edificio un affetto paternalistico e lo considera come il suo personale “zoo di animali”. Vedrà, nella guerra scatenatasi, un’opportunità per esplicitare l’assoggettamento dei piani inferiori.

“Senza saperlo, aveva costruito un gigantesco zoo verticale, con centinaia di gabbie accatastate l’una sull’altra. E allora, per cogliere il senso di tutti i fatti avvenuti nei mesi precedenti, bastava capire che quelle creature brillanti ed esotiche avevano imparato ad aprire gli sportelli.”

Infine c’è Richard Wilder, un regista televisivo con moglie e bambini, che abita nei primi piani. Sente su di sé il peso dell’edificio, pensa di reggerlo sulle proprie spalle come Atlante mantiene la volta celeste. Troppi sono i piani sopra di lui e questo, dal suo punto di vista, accentua l’umiltà della sua condizione. Deciderà quindi di compiere una mitica ascensione verso l’alto, una sorta di conquista dell’edificio, che rappresenta la sua ribellione titanica alle logiche di diseguaglianza. Un confronto diretto con Royal coronerà la sua missione. La sua scelte di filmare l’impresa con una cinepresa rivela l’obbiettivo di mettere a nudo le vicende disumane racchiuse delle mura del palazzo.

Lo stile

Ballard analizza gli anormali eventi che si verificano come se avesse in mano una cinepresa, e non a caso. Proprio come Wilder vuole testimoniare il degrado che lo circonda con la sua videocamera, così lo scrittore documenta i fatti con una prosa analitica. Si sofferma su ciascuno dei suoi protagonisti, descrivendone azioni, riflessioni e pulsioni nascoste. I ragionamenti vengono portati avanti da una scrittura rigida, a volte intricata, che segue sempre un preciso rigore logico. Non c’è il minimo segno di compartecipazione emotiva, lo sguardo dell’autore/cinepresa è cinico, meccanico. L’obbiettivo sembra essere quello di rendere ordinari ai nostri occhi, tutti gli atti di straordinaria malvagità.

Ma perché questo approccio, se l’intento è quello di critica?

A mio parere, l’autore vuole comunicare un preciso messaggio. Non bisogna stranirsi davanti ai deplorevoli eventi che si susseguono, non c’è da rimanerne costernati. Tutte le nefande azioni descritte non sono opera di individui fantastici, lungi dall’essere reali. Sono persone comuni, chi più, chi meno. Potrebbe esserci il lettore al loro posto, nulla sarebbe cambiato. Quello che il grattacielo lascia emergere è l’oscurità, la perversità presente nella mente di ciascun essere umano. Ballard non fa nient’altro mostrarla per come è, avulsa da giudizi personali. Il suo è un vero e proprio “documentario della degenerazione umana”.

L’escalation degenerativa

Il processo di devoluzione dei condomini in uomini primitivi è graduale, procede per fasi. All’inizio ciascuno vive prevalentemente isolato, da solo o con la sua famiglia. La condizione descritta è quella della contemporaneità. Un individualismo imperante che trova la sua valvola di sfogo nei numerosi party organizzati nelle stanze, grazie all’aiuto dell’alcol.

Successivamente, a seguito dei primi futili battibecchi, iniziano a formarsi i primi clan, tra i residenti dei piani vicini. Comincia così il percorso verso forme più arcaiche di convivenza. Ogni gruppo ha il proprio leader, è fortemente coeso e aggressivo nei confronti di chi non ne fa parte. In questa fase, la violenza raggiunge la massima intensità e le notti passano all’insegna di numerose guerriglie.

Infine i clan si sciolgono, le persone tornano ad essere sole e a preoccuparsi dei propri interessi. Sono però profondamente mutate rispetto a prima, non più abitanti del ventesimo secolo ma selvaggi. Ciascuno ha abbandonato il proprio lavoro.  Vivono rintanati nella propria caverna/appartamento cercando di difendersi dalle aggressioni, che si fanno sempre più rade. Le perversioni trovano ora la propria completa realizzazione, tutti i tabù vengono abbandonati.

Il grattacielo proprio come i suoi abitanti è ridotto allo stato brado. Tutte le pareti sono ricoperte di scritte, messaggi, disegni, tanto da ricordare appunto pitture rupestri. La spazzatura e la mobilia riempiono tutti i corridoi e circondano l’edificio. Si è trasformato insomma nello zoo auspicato dall’architetto Royal, solo che non è lui a controllarlo.

Un selvaggio non poi così tanto buono.

Il confronto con il mito del buon selvaggio viene esplicitato nel libro, attraverso Talbot, uno psichiatra dei piani medi, amico di Laing. Gli abitanti sono diventati esseri primitivi, ritornando ad un approssimativo “stato di natura”. Non sono però quelli descritti da Rousseau. Non è la compassione e l’innocenza a dominare le loro azioni, ma solo lo spirito di autoconservazione e la volontà di prevaricazione. In fondo si tratta sempre di un ritorno alle origini condizionato dall’epoca in cui hanno vissuto e dall’educazione ricevuta.

“I nostri vicini hanno avuto un’infanzia che più felice non si poteva, ma sono comunque arrabbiati. Forse perché non hanno mai avuto la possibilità di diventare perversi…”

Così la regressione a bestie si traduce nello sfogo delle proprie “post freudiane” perversioni, senza limiti di tabù. I condomini diventano egoisti e violenti andando a ricalcare così il modello offerto da Hobbes. L’abbandono delle convenzioni sociali ha gradualmente riportato l’uomo razionale ad una perpetua condizione di “guerra di tutti contro tutti”.

 

Il condominio di Ballard è quindi un libro che riesce perfettamente nel suo obbiettivo. La visione della perversità umana viene offerta in tutta la sua forza attraverso un abile gioco di contrasti. All’altezza fisica del grattacielo corrisponde la bassezza morale dei suoi abitanti, così come al progresso tecnologico, il ritorno a forme primitive di esistenza. Verranno svelate al lettore le pulsioni represse che albergano nelle menti di tutti. Sono sì, nascoste dalla razionalità e dal buonsenso della realtà moderna, ma pur sempre originate da essa. Potrebbe bastare un misero blackout ad aprire inevitabilmente il nostro vaso di Pandora.

Di: Rogozin

voto:

( immagine di coprtina tratta da “Il condominio” di J.G. Ballard, Feltrinelli )

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