Nel contesto del panorama cinematografico italiano del periodo post bellico c’è stato un vasto numero di registi che iniziano a descrivere i vizi e il degrado di diverse figure appartenenti a varie classi sociali.

L’ argomento maggiormente trattato dai cineasti della corrente Neorealista è senza ombra di dubbio lo squarcio tra i poveri e i ricchi. Ci sono diversi nomi di autori che hanno parlato di questi temi: De Sica, Rossellini, Il primo Fellini, Visconti, Petri ecc…

Tra tutti questi grandissimi artisti c’è una figura non molto conosciuta che merita a piena ragione di esserlo: Elio Petri, un genio particolarmente complesso da inquadrare. Il suo modo di far cinema è tra i più originali che si possano trovare in quel periodo e non, la sua costante critica alla società a lui attuale e futura lo definisce al meglio. Questo autore riuscì a definire i limiti artistici del Neorealismo, e pur ritrovandosi al suo interno, il suo tentativo di andare oltre riuscì in quasi tutti i.suoi tentativi.

Elio petri.

Tra le sue opere ci sono molti film che meritano di essere onorati, dico sul serio, ma quest’oggi la mia attenzione si pone su uno dei miei preferiti, ossia “La decima vittima”. Una pellicola denuncia del suo tempo e soprattutto della piega che il mondo stava prendendo già a metà degli anni 60′. L’opera è tratta dal racconto fantascientifico “The seventh victim” dello statunitense Robert Sheckley. Qui si parla della tecnologia e del suo essere preponderante, ma soprattutto dell’uomo e della sua incapacità più che totale di amare sinceramente. Il cinismo ha preso il sopravvento, il come è tutto da vedere.

Cacciatori o prede.

In un futuro prossimo, il governo ha istituito una competizione a livello mondiale chiamata La Grande caccia, in cui cacciatori e prede si sfidano per la notorietà e il denaro, pena della sconfitta sarà dunque la morte. Di questo “gioco” viene realizzato perfino un reality show con sponsor ed una costosa produzione alle spalle. L’obiettivo dei poteri forti è la soppressione di eventuali guerre mondiali o più nel piccolo di crimini tipici degli uomini. La violenza, dunque viene ridotta drasticamente ed in questo clima sembra che l’astio umano tenda a diminuirsi sempre più. Superando questa dovuta premessa vi parlerò dei personaggi dell’opera.

Che la caccia abbia inizio…

La giovane statunitense Caroline, arrivata al traguardo di nove vittime, deve ultimare la sua impresa uccidendo la decima preda: un nobile annoiato di nome Marcello, il quale è totalmente indifferente alla caccia, la pratica solo per passare il tempo e per evitare i veri problemi.della vita. Lei si interessa molto alla sua preda e decide di pedinarlo per scoprirne le abitudini, ma con lo scorrere del film si renderà conto di provare qualcosa per lui.

I protagonisti del film.

I due personaggi principali sono interpretati da una bellissima , ma poco convincente Ursula Andress e da un “ossigenato” e autoreferenziale Marcello Mastroianni. La prima non riesce ad emergere veramente nella pellicola e anzi, lascia tutto lo spazio allo stratosferico Mastroianni; Lui, invece riesce a dare una nuova vitalità, un pò frizzantina, al  celeberrimo personaggio interpretato dallo stesso ne “La dolce vita” di Federico Fellini. I problemi affrontati da quest’ultimo sono incredibilmente simili a quelli affrontati dal nostro protagonista: l’essere estremamente cinico, la disillusione estistenziale, una moglie petulante e che non ama veramente e l’incapacità di comunicare davvero con il mondo.

Il minimal pop fantascientifico

Il regista nel corso della pellicola critica più volte le correnti artistiche che si stavano sviluppando in quel periodo, utilizzando una scenografia ricca di elementi minimal fusi con opere tipiche della pop art. Insomma qui si parla di colori aggressivi e fastidiosi messi a confronto con dei lavori di design più astratti che utili. Il tutto fuso insieme rappresenta una visione originale dell’ipotetico futuro descritto, che fortunatamente non ha avuto luogo. Ciononostante la scelta di ambientare le ultimi fasi del film in un luogo storico( il foro romano) è da considerarsi come ottima, il forte contrasto tra il futuro ed il passato ci permette di comprendere la deriva tecnologica a cui siamo destinati, ma ricordandoci che in fin dei conti siamo esattamente come gli uomini che hanno combattuto lì molti anni addietro.

La profezia degli anni 2000.

Invece una grande previsione del regista riguardo la parentesi televisiva del mondo dei reality show è da considerarsi profetica. Tutti questi format televisivi puntano sulla voglia degli spettatori di appassionarsi a qualcosa e di evadere dalla realtà, mettendosi in relazione con dei “poveri” malcapitati alle prese con delle sfide completamente artificiali. Gli uomini amano vedere delle persone combattere per qualcosa, c’è un profondo amore per le guerre prive di conseguenze personali e questo è veramente umiliante. Qui non si parla di arte pedagogica o con un fine di qualsiasi tipo, in questi programmi si invita il pubblico ad appassionarsi ad un ciclo fine a sé stesso, dopo la sua conclusione è più che giusto cambiare canale. La “grande caccia” è uno show non tanto diverso da un “Grande fratello”, le loro strutture sono molto simili, ma se nel primo la sconfitta comporta la morte, nel secondo rappresenta la perdita della dignità

Il finale mancato.

La conclusione del film vi farà rimanere con l’amaro in bocca. Per tutta l’opera c’è stata l’ombra di una grande domanda: Marcello riuscirà a sopravvivere? La risposta non ve la darò, ma fidatevi, non vi piacerà. Il regista aveva in mente un finale ben preciso che a causa della produzione fu cambiato. I toni del film erano già troppo ambigui e seri, c’era bisogno di una contaminazione da parte del filone cinematografico de “la commedia all’italiana” per farlo andare bene al pubblico dell’epoca. Petri non voleva assolutamente piegarsi, ma dopo varie discussioni fu obbligato e girò un finale totalmente inadatto e incoerente con il resto della pellicola, guardatelo per capire cosa intendo.

Una scena della “Grande caccia”.

Perché vedere “La decima vittima”?

La decima vittima è un film per gli amanti del genere distopico/fantascientifico. Se siete affascinati da realtà alienanti e ciniche allora questa è la pellicola che fa per voi. L’ opera era un qualcosa ricco di potenziale ed è una cosa palpabile durante la visione.Certo, Petri ha dato il meglio di sé con molti altri lavori, ma la prospettiva data vi ricorderà molti filoni di cinema successivi. Si parla di “The Truman show” di Peter Weir o di “The Hunger games” di Gary Ross. Inoltre, se siete estimatori di Mastroianni, qui troverete una grande interpretazione, anche se un pò “ossigenata”.

Voto:

Di: Rael

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