Come ogni altro successivo libro dello stesso autore, “Le particelle elementari” ha diviso la critica in maniera netta. C’è stato chi ha inneggiato al capolavoro, valorizzando l’originalità e l’irriverenza che permea l’intera opera, chi invece, indignato dalle posizioni estreme e dalla crudezza del suo contenuto, ha gridato allo scandalo. Il dibattito su Houellebecq gira e rigira è sempre stato sintetizzabile in questo modo: o è un genio o un coglione arrogante. Fatto sta che, a prescindere da tutte le controversie, il libro è diventato un vero e proprio caso editoriale, conquistando in breve tempo lo spazio nelle vetrine delle più disparate librerie al mondo. Rimane quindi da chiedersi se questo lavoro meriti effettivamente l’attenzione che, nel bene o nel male, gli è stata data.

L’opera

“Le particelle elementari” è un libro fluido, proprio come la realtà contemporanea che prova ad analizzare. Rifugge da qualsiasi tipo di categorizzazione, i generi fino ad ora coniati nella letteratura sembrano tutti inadatti a contenerlo. La narrazione non segue una linea retta, tende spesso a perdersi in considerazioni di carattere generale su ampi aspetti della società e della scienza. Irriverenza e cinismo investono l’intero romanzo, Houellebecq non usa giri di parole né eufemismi per esprimersi o far esprimere i sui personaggi. Le scene sessuali sono un perfetto esempio di ciò, a costo di sfiorare la pornografia, l’autore descrive le situazioni senza mezzi termini, senza tagli o “censura” fornisce qualsiasi tipo di scabroso particolare.

L’opera è in sé per sé un vero e proprio “melting pot“, in cui confluiscono tutte le considerevoli e poliedriche conoscenze dell’autore.  Si parla di biologia, fisica quantistica, ingegneria genetica come anche di letteratura, sociologia, filosofia e movimenti culturali. La linea conduttrice è però unica e almeno quella non si perde nel caos generale; è la condizione mortale dell’uomo, la sua fragilità e contingenza, la volontà di superarla e la sofferenza che deriva dall’impossibilità di sopperire all’inevitabile decadimento fisico. Questo è il tema degli eventi, il problema centrale attorno al quale i diversi personaggi cercano una propria risposta. Un problema che verrà infine “risolto” da uno dei due protagonisti con una soluzione che contribuirà a dare un azzardato contorno fantascientifico all’intera vicenda (che di per sé fantascientifica non è affatto).

“Era la fine degli anni settanta; lui e Bruno avevano venti anni e si sentivano già vecchi. Era una sensazione destinata a continuare: si sarebbero sentiti sempre più vecchi, e ne avrebbero provato vergogna”

Michel Houellebecq, foto tratta da El Mundo
La trama

Il libro parla di due fratellastri, figli di una donna simbolo del fallimento dei movimenti hippie e beatnik, Janine. Uno è Michel, un ricercatore nonché esperto biologo molecolare; l’altro è Bruno, un modesto professore liceale di lettere. Entrambi abbandonati dalla madre vengono su, seppure in maniera diversa, come esseri fortemente disfunzionali. Il primo è un apatico per definizione, vive la realtà che lo circonda dall’esterno, impossibilitato a prendere emotivamente parte agli avvenimenti tipici di una vita normale. Il secondo ha un serio disturbo con la sessualità, basa l’intera esistenza sulla ricerca del piacere sessuale, nel folle tentativo di rivendicare un’adolescenza frustrata.

I due fratelli

Bruno e Michel sono profondamente diversi eppure, oltre alla madre, c’è qualcos’altro ad accumunarli: la percezione della decadenza della società in cui vivono. Una società atomizzata in cui tutte le istituzioni sociali sono tramontate in maniera rocambolesca anche grazie alle varie rivoluzioni culturali. In questo contesto entrambi si rendono conto, a modo loro, di quale sia la vera ragione dell’infelicità umana; è il decadimento fisico, la condizione di mortalità e, in ultima istanza, la coscienza individuale. La loro reazione è però opposta. Michel ricerca la soluzione negli studi sulla genetica, cercando un modo per liberare l’umanità dal proprio fardello, consentendogli così di rinascere come una nuova razza.

Bruno risponde invece con un morboso attaccamento alla sessualità, vagando in grottesche comunità di stampo New Age nel tentativo di rimediare con più facilità rapporti carnali che lo soddisfino.

“Fino all’ultimo avrebbe desiderato vivere, fino all’ultimo si sarebbe battuto contro gli accidenti e le sventure della vita concreta e del corpo che si logora. Fino all’ultimo istante avrebbe avrebbe chiesto una piccola proroga, un piccolo supplemento di esistenza. Fino all’ultimo istante, in particolare, sarebbe andato alla ricerca di un ultimo godimento, di una piccola chicca suppplementare. Qualunque ne fosse a lungo termine la vanità, una fellatio ben fatta era un piacere reale”

Due donne

Due figure femminili sono destinate a sconvolgere le loro esistenze. Per Michel sarà Annabelle,  amica di infanzia da sempre innamorata di lui, che riuscirà a fargli comprendere la sua incapacità di provare emozioni. Non sarà amore quello che scoprirà certo, ma quantomeno riuscirà a compatirla in una drammatica scena che evidenzia la sua estraneità dal mondo, una scena in cui non piange ma “si accorge di piangere”.

“Lui provava compassione per lei, per le immense riserve d’amore che sentiva fremere in lei, e che la vita aveva dissipato; provava compassione – e forse era l’unico sentimento umano che ancora riusciva a toccarlo”

Bruno invece durante una vacanza passata in una comunità New Age chiamata “LUOGO DEL CAMBIAMENTO” conoscerà Christiane. Intraprenderà con lei una surreale storia d’amore, una strenua battaglia contro il decadimento fisico basata su una libido estrema che spesso sfocia in orge stravaganti.

Gli hippie

L’intero romanzo è permeato da una palese critica alla rivoluzione culturale giovanile anni 60, la figura di Janine è un elemento chiave in questo senso. Manda avanti una comunità di stampo hippie tramite i proventi della clinica di chirurgia plastica dell’ex marito; si noti la paradossalità insita in tutto ciò. Tutte le loro idealizzazioni utopistiche di una società migliore, più libera dal dio denaro, dai tabù e dalle imposizioni sociali, vengono fortemente criticate dall’autore. Il tutto è, a suo parere, ricoperto da un fitto velo di ipocrisia. Janine, come molti altri, è un essere egoista  che sfugge dalle responsabilità dei propri errori per immergersi in caricaturali meditazioni trascendentali, rapporti sessuali a gogo, filippiche sul chakra e quanto altro.

Un’altra figura importante in questo senso è il fittizio David di Meola, un frustrato e fallito bassista hippie che diventerà un perverso “psycho killer” su modello americano. La sua vicenda serve a mostrare come l’ossessività della soddisfazione sessuale possa generare una ricerca di piaceri erotici sempre più estremi. La libido amplificata al parossismo sfocia in un eros violento, portando con sé thanatos, la morte.

“Dopo aver esaudito i godimenti sessuali, era ovvio che gli individui liberati dai comuni vincoli morali si rivolgessero verso i ben più ampi godimenti della crudeltà”

Il Mondo Nuovo
“Il mondo nuovo”, Aldous Huxley, Oscar Mondatori

Al centro di un lungo dibattito tra i due fratellastri c’è Aldous Huxley, autore de “Il mondo nuovo”. La conversazione offre a Houellebecq l’occasione per parlare, attraverso le bocche dei suoi personaggi, di quello che considera il pensatore più influente del XX secolo. Non è un caso, i due libri, seppure molto diversi dal punto di vista stilistico, condividono molti temi. Huxley ha creato un mondo dove l’uomo è impossibilitato ad essere infelice, estirpando la coscienza individuale (fonte di sofferenza per eccellenza) a suon di antidepressivi, libertà sessuale a tutto spiano, condizionamento mentale ma soprattutto eugenetica. La sua è una utopia distopica in un certo senso, la felicità del mondo nuovo è fittizia, legata ad una profonda repressione.

Secondo Micheal l’errore di Huxley sta nel non aver saputo prevedere il dilagante individualismo e razionalismo della società contemporanea; la comunità degli uomini si è ridotta ad un insieme di atomi, particelle elementari appunto, indipendenti tra di loro, che fluttuano in uno spazio siderale senza riuscire a creare legami duraturi. Invidia, egoismo e insoddisfazione sono il motore della caduta delle istituzioni sociali, le hanno svuotate rendendole prive di valore. L’unico modo per superare questa situazione, per porre fine alla coscienza individuale, è una nuova mutazione “metafisica” definitiva, un transumanesimo fondato sul controllo del DNA che garantisca l’immortalità, la fine di ogni sofferenza.

Il giudizio

Il mio modesto parere su questo discusso libro è che la maggior parte delle critiche che gli sono state rivolte non centrino il punto. Il problema non sta nelle posizioni scandalistiche o nel presunto contenuto pornografico. Tutto questo fa parte della figura nichilistica di Houellebecq; ha il suo modo di vedere le cose ed è un punto di vista che non accetta compromessi, le cose o sono bianche o nere, mai grigie. Il difetto secondo me riguarda il perdersi dell’elemento narrativo, della vera “storia” del libro, dietro alla sfilza di sentenze sociologiche dell’autore. Non che siano pesanti, ma seppur affascinanti e irriverenti sono troppo numerose. Spesso e volentieri stoppano bruscamente la narrazione, diluendone in modo considerevole il reale contenuto.

Inoltre la caratterizzazione di Micheal soffre dell’eccessiva attenzione dedicata a Bruno nella parte centrale del romanzo. La morbosa ricerca di soddisfazione sessuale di quest’ultimo diventa, con l’aumentare del numero delle pagine, troppo monotona e ripetitiva. Se da una parte è vero che comporta un’evoluzione affascinante del personaggio, dall’altra toglie lo spazio dovuto all’indifferenza sintomatica del fratellastro, causa primaria delle sue scoperte scientifiche.

 

Tutto sommato però il romanzo si salva più che egregiamente. Seppure non mi sento di condividere appieno le estreme posizioni di Hoellebecq, gli va pur riconosciuto il merito di sostenere le sue idee con abilità, attraverso uno stile convincente e originale. Non ho visto in “Le particelle elementari” né il capolavoro decantato da alcuni, né l’obbrobrio descritto da altri. È sicuramente un libro che merita attenzione su questo non c’è dubbio, ma, tra nero e bianco, io ci ho voluto vedere grigio.

Di: Rogozin

( immagine di copertina – “Le particelle elementari”, Michel Houellebecq, Bompiani” )

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