Starz è l’ultimo progetto dell’artista svedese, conosciuto per essere il simbolo del genere del cloud rap.
In Starz, però l’artista va oltre agli stereotipi del genere integrando nuove sonorità ed influenze, che segnano una decisiva evoluzione artistica.
Ogni brano era stato annunciato da un teaser su Instagram, mentre l’album è stato preceduto dall’uscita del singolo Boylife in UE.
I concetti principali espressi nei testi rimangono nel solito immaginario dell’artista: droghe, successo e semplici esperienze giovanili.

I Brani

My Agenda ha tratti sonori che ricordano i Death Grips, un testo non brillante, ma con tratti di grande lucidità. Il brano nella sua totalità risulta emozionante ed è un ottimo assaggio dei contenuti del disco.
Yayo è un brano che parla della passata dipendenza di Yung Lean dalla cocaina (Yayo è appunto un termine gergale che si usa per indicare la sostanza). In un’anticipazione del brano su instagram compariva la partecipazione di Playboi Carti. Secondo quanto sostenuto da Yung Lean successivamente, però la label non ha concesso la collaborazione. Nel ritornello è citata Miami, città legata ad un evento personale in cui l’artista è stato ricoverato per un overdose nel 2015.
Boylife in EU parla invece del ritorno dell’artista in madrepatria dopo l’evento traumatico e della necessità di affetto dopo questo evento. Il brano e il video relativo sono stati presentati Per la prima volta a Milano, per poi uscire come singolo poco tempo dopo.
Si capisce come si stato scelto questo brano per presentare il disco. Più dolce, delicato e orecchiabile nella sua vaga mielosità, rimane emozionante e personale, muovendosi in spazi lontani dal mondo fisico.Con Violence e Outta My Head continua questa alternanza tra brani sulle droghe e brani più emotivi.
Acid at 7/11 è un brano che si riferisce ad un evento della vita dell’artista che lui stesso definisce traumatico. Come racconta in un intervista, durante un trip in Canada Young Lean si dirige ad un 7/11 (una catena di supermercati) per una bibita dove trova un uomo con il “cranio aperto”. Anche in questo brano ci sono diversi momenti di lucidità che portano l’artista a parlare degli stupefacenti in modo più distaccato e responsabile.

L’unico featuring del disco appare in Starz è quello di Ariel Pink, in un brano astratto inspirato da riflessioni su spazio e tempo.
Con citazioni alla cultura pop (come quella che appare nel titolo stesso), Hellriser riflette sulla dualità della persona di Yung Lean. Rapporta la sua figura da “duro” a quella del “romantico” e quella dello spaccone autocelebrativo con una vena nerd data dalle citazioni a Star Wars.
In Butterfly Paralized l’artista inquadra la sua adolescenza e i cambiamenti successivi della personalità nella metafora più riuscita del disco. Se quella della farfalla è una metafora “dinamica” che descrive i cambiamenti nella vita dell’artista, quella descritta in Dogboy è un elemento identificato come una continuità nella vita di Young Lean.

” I’m just a dogboy, dreamboy, ghostboy
Chase-what-I-want-boy-
Death I can smell
Life is a playground, play with my gravestone “

IceheartPikachu rientrano più negli stereotipi del cloud rap, ma rimangono due brani piacevoli, anche se non spiccano particolarmente nel contesto del disco.
Le influenze pop ritornano in Low, che sarebbe uno dei brani più orecchiabili se non fosse per la strana sonorità della voce, che risulta un po’ “fuori”.
Put Me in a Spell è una degna chiusura per l’album. Una ballata guidata da un piano e dei versi ripetitivi, che raggiunge il massimo della sua intensità quando un sintetizzatore fa la sua comparsa. Il brano in questione è il massimo esempio di come questo album sia in grado di dare la sensazione di fluttuare a pochi centimetri da terra, in maniera variabile e instabile, in un’ambiente senza limiti spaziali.
Yung Lean ha la capacità di creare questi ambienti sonori che sembrano la colonna sonora della percezione distorta di una notte in città. L’album è organico, ma (con alcune eccezioni) l’individualità dei brani non ne soffre. In alcuni momenti il disco risulta anche molto intenso ed emozionante. L’unica pecca di Starz sono probabilmente alcune delle performance vocali, che non convivono armoniosamente con l’essenza lo-fi del genere e dello stile dell’artista; o almeno, non sono integrati bene quanto lo erano in passato.

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